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Quella sera Domenico Di Lascio era nel suo studio sulle sponde del lago Sirino a Nemoli. Era solo e parlava al telefono quando uno o più sconosciuti lo ferirono mortalmente. Morirà all’Ospedale di Potenza dopo un mese di agonia senza avere il tempo di dire chi lo aveva ammazzato.
Era l’11 gennaio 1989. Sono passati 21 anni senza una spiegazione, senza un solo motivo plausibile a così tanta violenza. Ma dopo 21 anni, senza un motivo e senza una spiegazione è anche il silenzio calato sull’omicidio, l’oblio che lo ha avvolto, il senso di fastidio che si prova ogni qual volta ne parliamo.
Ma cosa c’è di più importante di una verità che non debba essere svelata? Cosa c’è di più importante della dignità di una persona alla quale non si debba restituire giustizia?
C’è un segreto così grande dinanzi al quale le persone possono essere cancellate per sempre?
Forse si. In Basilicata, si.
È per questo che noi continuiamo a ricordare, a chiedere giustizia e a cercare la verità: è una questione di libertà.
don Marcello Cozzi |