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L’edificio che , in corso Garibaldi, ospitò la Biblioteca Provinciale, abbandonato e dimenticato dopo le ferite inferte dal terremoto dell’ ’80 e da quelli seguenti, sembra destinato a tornare a vivere. Ce ne sono altri ,nelle stesse condizioni, nel centro storico di Potenza. Dai cittadini si attende il segno di una nuova stagione che veda riportare l’attenzione anche su quello che rimane del cinema Ariston, sui vicoli che si affacciano lungo le chiese di S. Francesco e di S. Michele, sugli edifici che ancora resistono tra Piazza Liceo e Piazza Sedile, sull’antico e bellissimo palazzo Biscotti.
L’esigenza di un’attenzione a questi luoghi e d a questi segni del passato della città è dettato da questioni di decoro e di vivibilità. In un recente incontro avuto a Potenza, Raffaele Nigro, presentando il suo romanzo, S. Maria delle Battaglie, si raccomandava perché si ritorni a rispettare il vecchio e l’identità dei nostri luoghi e quella che ad esso è legato, la nostra antica cultura contadina, capace come è stata di affrontare le scommesse e le contraddizioni del progresso. Il rapporto con i luoghi antichi ed accreditati consola del contrasto stridente dell’anonimato dei nuovi luoghi che, solo se fossero addolciti da interventi estetici e monumentali, potrebbero risultare più accettabili. C’è bisogno di verde ma non di alberi messi in un angolo della Piazza Prefettura o di quella povera palma di Piazza Liceo. Poco convince l’ipotesi di quel mucchietto di alberi sulla piazza antistante la Prefettura, nella storica Piazza M. Pagano,o le panchine per qualche passante. C’è bisogno del verde curato dei parchi, della eliminazione della immondizia che si accumula sulle scarpate fra i palazzi, della creazione di aree verdi, sotto i palazzoni, rese credibili da una autentica agibilità, come, bisogna dire, è avvenuto nel quartiere di via Adriatico dove gli abitanti del quartiere, e non solo, possono ora vivere un’area sino a qualche tempo fa assolutamente degradata. I luoghi della città dovremmo viverli come un patrimonio architettonico che si integra perfettamente con il patrimonio culturale del mondo inteso nella sua interezza umana, culturale e naturale. E’ attraverso i luoghi che si prende coscienza di una comunanza di storia e destino; è per questo che hanno importanza così fondamentale soprattutto dove i legami con le radici sono stati offuscati dagli eventi storici, sociali e naturali. Gli edifici sono solo una parte di quelli che sono quartieri, centri storici; insieme vanno protetti da tutto ciò che non sia armonioso così come dalla circolazione eccessiva di mezzi o dal trabordare di questi parcheggiati sino a snaturare il senso e le atmosfere dei luoghi. E’ un grande compito ed una grande responsabilità dei poteri locali agire ricordando che gli spazi non sono equivalenti e vanno trattati secondo le specificità e le peculiarità . Ecco perché va posto riparo e vanno risolte le ferite lasciate aperte dal terremoto e dalla speculazione successiva che hanno minato profondamente la composizione sociale dei residenti. Gli interventi devono riguardare inoltre e soprattutto la ristrutturazione dei rapporti tra centro storico e sviluppi urbanistici ed edilizi contemporanei. La revisione dell’arredo urbano su gli spazi liberi esistenti degradati di spiazzi e cortili, garantirebbe una maggiore connessione tra edifici e gli spazi su cui si affacciano.
Margherita E. Torrio |