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PIETRO NENNI. ATTUALITA’ DI UNA VICENDA POLITICA ED UMANA

 

 

C’è un modo ancora per leggere e decodificare la storia dell’oggi, il procedere di fatti che ci confondono soprattutto perché ci giungono dalla televisione attraverso i volti a volte sciocchi a volte stupidamente arroganti sempre  incivilmente urlanti il niente. Un modo c’è. E consiste nel continuare a tenere il filo delle riflessioni di grande respiro di una storia nemmeno tanto  lontana ma che tale sembra solo al confronto con l’oggi.

Ci provano i socialisti, quelli che, ricompattatisi nel PSI, ancorato nel centro sinistra, hanno avviato un calendario di manifestazioni e di incontri per il ricorrere del trentennale della morte di Pietro Nenni. Si andranno ad incrociare con quelle per il decennale della morte di Bettino Craxi.

Pietro Nenni visse, prima e dopo la guerra,  tutte le fasi dell’impegno del PSI sino all’avvento della segreteria Craxi alla quale aveva aperto le porte con le dimissioni maturate a causa delle sue condizioni di salute. Visse così tutte le scelte culturali e politiche del partito in quei lunghi decenni.

La sua scelta frontista e l’involuzione stalinista e filosovietica del primo dopoguerra, antitetica a quanto aveva affermato nel ’26, nel suo Storia di quattro anni , fu contrastata da Lombardi che, dopo la disfatta politico-elettorale del 1948, reagì sostenendo l’autonomia del Psi dal Pci ed  ottenne, al congresso di Genova, la maggioranza. Malgrado si aprisse per il partito la possibilità di nuove prospettive, lo stalinismo tornò a inviluppare buona parte del PSI e con Morandi, che assunse la guida della organizzazione, rinunciò, almeno fino al ‘53/‘55, alla ricerca politica ed intellettuale di nuove vie. Era inevitabile che anche il giudizio sul capitalismo fosse conseguente: il sistema veniva considerato irriformabile e  incapace di assicurare la modernizzazione del paese. Non si riuscì a cogliere che, invece, il paese faceva un ben diverso cammino. La sinistra sembrava incapace di confrontarsi e di capire lo sviluppo economico del paese, il senso delle scelte come la liberalizzazione degli scambi, la nascita della Ceca, il processo che tendeva alla integrazione su scala europea.
Dopo le elezioni del ’53, quando la Dc perse la maggioranza assoluta e fu respinta la legge maggioritaria, ma soprattutto dopo il 1956, ritornò nel partito uno spirito autonomistico e, contemporaneamente, la discussione tra PSI e PCI si fece molto dura. Nell’editoriale dell’Avanti del 7 dic. 58,  I valori democratici del socialismo  ed in quello del 12 e 22 giugno 1960 ( I termini di una politica e Idee e forze in movimento),  Nenni denunciava che le critiche che il PSI riceveva da Togliatti nascevano dalla posizione assunta dal partito sul XX Congresso di Mosca e sui successivi avvenimenti in Polonia e Ungheria, comunque derivante dal giudizio critico che si era iniziato a fare  del frontismo sin dal 1951, in vista di una prospettiva politica di distensione, di apertura, di alternativa democratica. “La revisione non può risolversi nella condanna delle degenerazioni del potere avvenute sotto la direzione staliniana ….deve investire l’organizzazione politica del potere, trasfondere i principi di libertà nelle istituzioni, nei metodi di governo, nel costume, dare ampie garanzie democratiche ai cittadini nei loro rapporti con lo Stato”. Si  trattava di un passaggio del documento con cui si era espressa la direzione del partito, all’unanimità, il 6 luglio 1956. Gli errori di Stalin venivano considerati conseguenze e non cause. L’unico rimedio contro i rischi delle deviazioni di tipo stalinista veniva additato da Nenni “nella vita democratica delle masse da stabilire in tutte le sue espressioni, in tutte le sue forme”.
La posizione maturata non era scevra di difficoltà di comprensione,  di attardamenti, di contraddizioni. I socialisti, da un lato tenevano a precisare che le loro idee economiche non avevano nulla a che vedere con il welfare socialdemocratico; Lombardi teneva a evidenziare il distacco da quanto si era realizzato nell’economia sovietica nei decenni trascorsi dalla rivoluzione del 1917; Nenni parlava di una terza via tra comunismo e socialdemocrazia. Era ricominciato però un periodo ricco di fermenti e di ricerca politica e intellettuale che investì tutto il mondo politico italiano. Si concluse il periodo del centrismo, il partito accettò di misurarsi  sulle prospettive dell’economia nazionale e sul capitalismo italiano, sugli squilibri economici e territoriali ancora esistenti nel nostro paese, a cominciare dalla divergenza nord-sud, sulle necessità nuove di una istruzione pubblica e di massa, sul riconoscimento di diritti civili. Fu la stagione del centro sinistra che sostenne la società italiana in quella trasformazione che l’economia stava determinando e accelerando,  malgrado la sua potenzialità venisse indebolita dalle resistenze dorotee e dall’opposizione del PCI che non volle assumersi il ruolo di tenere a freno le resistenze antiriformiste.
L’esperienza , al di là delle detrazioni, fu positiva. Pietro Nenni ebbe modo di affermare: “I comunisti, per ragioni soprattutto internazionali, non erano in grado di fare politica…e così come non esistevano le condizioni perché i comunisti ci appoggiassero così mancavano quelle interne e internazionali perché noi potessimo chiedere e negoziare un tale appoggio”. Né il compromesso storico, pur prospettato in diverse forme dal PCI, poteva risolvere il problema delle resistenze della DC ad una profonda trasformazione del paese. Il Psi fu  costretto  ad un andirivieni tra governativismo e frontismo fino alla stagione inaugurata da Bettino Craxi.
Le vicende italiane videro dunque Nenni ed il Partito Socialista Italiano tra i protagonisti fondamentali. Ebbene, quei fatti, quelle ipotesi di soluzione, quei protagonisti della vicenda riformista italiana, pesano ancora.

Al primo convegno organizzato su Nenni dal Partito Socialista Italiano e da Mondo Operaio, nello scorso dicembre, il segretario del PSI, Riccardo Nencini, ed il segretario del PD, Pier Luigi Bersani, hanno ripreso quei temi e dibattuto soprattutto sulla necessità delle riforme e sulle prospettive del centro sinistra. “Per tenere vivo il profilo di una forza politica che si chiama riformista, il PD deve accettare la sfida delle riforme”. Questo ricordando quanto già la Iotti, nel  ’79, aveva splicitamente affermato,  che si dovesse affrontare il problema del bicameralismo perfetto e dell’alto numero di parlamentari.  Bersani coglieva, però, il rischio di quanto si possa dare adito a derive populiste quando non si riesca a capire di cosa si stia discutendo e con quali fini effettivi. Richiamava sul fatto che le riforme di cui il paese ha necessità riguardano, inoltre, ogni ambito non solo quello istituzionale, poiché nel nostro paese  gravano diseguaglianze micidiali e problemi che continueranno a  pesare sulle generazioni future; e che è necessario affrontare riforme di mercato e coinvolgere tutti, sollecitando al superamento del massimalismo. Il segretario del PSI , Riccardo Nencini, da parte sua, riconfermava la convinzione che, come nel 1945 , un clima più stemperato sul tema delle riforme potrebbe essere garantito passando attraverso una Assemblea Costituente; in una transizione non conclusa,  garantirebbe un clima severo e sereno. “Che  i partiti seggano e stabiliscano il potere sovrano ai cittadini che la legge elettorale ha dismesso” .

Per questo i due leader di Nenni hanno voluto ricordare anche lo stile e la vena retorica, auspicando, sulla sua scia, una maggiore attenzione al rispetto della intelligenza delle persone e l’uso di una retorica  democratica: ognuno deve essere messo in condizione di capire di cosa e di quali valori il politico parla. Nenni  ricevette  20.000 lettere di compagni e cittadini  cui rispose. E’ la testimonianza di un rapporto costante con i cittadini basato sulla saldezza dell’impegno sulle cose. Nei suoi scritti (come, ancora, nella sua  Storia di quattro anni) si preoccupava che non le distinzioni di parole, le generalizzazioni accademiche ma l’eloquenza delle cose  fossero fondanti. L’assenza di senso politico, il distacco fra partito e paese, il sacrificare il valore universalmente umano del socialismo  può portare, come Nenni ricorda del ’22, alle confusioni ed al disastro.

Cambiano i rapporti tra PD e PSI? L’invito che il PSI, convinto che chi ha una storia abbia diritto di cittadinanza, ha rivolto a Bersani indica che si vuole condividere un percorso che sia diverso da quello tracciato da Veltroni. La data della massima sconfitta per il centro sinistra, il 18 aprile del 2008, ha un doppio significato, il primo sulle strategie sbagliate, il secondo sulle strategie sbagliate delle alleanze  a fronte della pressione del fisco e della pressione del lavoro. Non ci sono più la vecchia società  e la vecchia famiglia italiane. Non ci sono il lavoro fisso, le tutele, gli ammortizzatori; i tipi di contratti sono diversi. C’è il problema della sicurezza. C’è, vistoso, il problema dell’ambiente. Bisogna affrontare il problema dell’acqua, di una nuova urbanistica con una nuova esigenza estetica. Insieme costituirebbero le basi di una new economy. Evitando frantumazioni e dispersioni, riavviando l’ispirazione del protagonismo, dell’auto organizzazione, conservando ciascuno il suo profilo e la sua identità si potrebbe rilanciare la proposta riformista di una forza alternativa che abbia dentro il concetto di opposizione e non viceversa. E’ questo il messaggio lanciato dai due leader, ripartendo da una riflessione storico-politica su Pietro Nenni. Prenderà chiaramente forma lo schieramento progressista  e sarà capace di proporsi come credibile alternativa di governo?  Riuscirà a rompere l’attuale incantesimo in cui sembra caduto il centro sinistra?

Margherita E. Torrio

 
 

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