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Da quando nel medioevo, i giullari facevano divertire le corti con le loro gesta ironiche e satiriche, l’intrattenimento ne ha fatta di strada. I villaggi vacanza sono la palestra di moltissimi talenti e nel passato hanno sfornato personaggi come Fiorello, Giancarlo Magalli, Paolo Bonolis, Gerry Scotti, Teo Mammuccari. Alcuni di essi sono artisti, altri un po’ meno ma, si sa, non si può avere tutto dalla vita. Oggi una recente indagine ha scoperto che in Italia l’universo delle agenzie di servizi al turismo che hanno come scopo il servizio intrattenimento è di circa 450 imprese piccole e grandi. Reclutano giovani e giovanissimi (da 17 anni in su), tutti ragazzi che hanno come obiettivo quello di passare un’estate in “movimento”. Si, perché proprio il movimento è il termine che più può legarsi al fenomeno animazione, un fenomeno che negli ultimi 30 anni è cresciuto a tal punto da essere considerato un elemento imprescindibile per i turisti che si recano in vacanza. Difatti la motivazione sociologica del fenomeno intrattenimento si manifesta in tutta la sua portata se pensiamo che in questi ultimi anni l’animazione turistica ha abbandonato il trampolino iniziale di semplice servizio di simpatia e sorriso, toccando altre importanti dimensioni: una dimensione economica, diventando uno strumento di marketing e di customer satisfaction e rendendo più efficaci le strategie aziendali dei tour operator; una dimensione manageriale, valorizzando le potenzialità del territorio e svolgendo attività inerenti lo sviluppo, la competitività e il marketing delle strutture turistiche; una dimensione politica, favorendo il coinvolgimento della collettività anche nei processi di sviluppo economico e sociale dei territori interessati ai flussi turistici; una dimensione antropologica, che comprende le specificità culturali, storiche e artistiche dei luoghi in cui si opera, nonché i rapporti esistenti fra le popolazioni residenti e i turisti ospitati, diventando un vero e proprio fenomeno sociale. L’animazione non è per tutti simbolo di divertimento, tuttavia per le sue numerose caratteristiche ha assunto il carattere di vero e proprio fenomeno uniformemente diffuso all’interno delle strutture turistiche e ricettive. E’ innanzitutto un servizio “vivo”, nel corso degli anni subisce e assimila le influenze provenienti dalle esperienze e dalla fantasia della gente che vi partecipa, sia gli animatori che gli stessi ospiti. In questo modo il servizio di intrattenimento turistico si modifica, in un costante intrecciarsi ed adeguarsi all’evoluzione delle culture che vi partecipano. Ecco perché in via generale, una delle prime cose che si chiedono alle agenzie di viaggi nel momento in cui si sceglie la propria vacanza è se nella struttura prescelta vi è il servizio di animazione e intrattenimento. Inoltre, sempre a contatto con i turisti, gli animatori diventano veri e propri raccoglitori di umori e vengono impiegati per migliorare costantemente il servizio ed adeguarlo alle esigenze di tutti. Ma il lavoro di squadra, tipico dell’intrattenitore turistico, non è facile da mettere in pratica: in genere l’organizzazione è composto da un insieme di persone che si attribuiscono compiti e ruoli per arrivare ad uno scopo comune. Quando il lavoro viene svolto da un gruppo di persone è necessario che ad ognuno sia assegnato un ruolo ben preciso. All’interno dello staff di intrattenimento vi è una “gerarchia” alla cui sommità vi è il Capo Villaggio. I primi passi per lavorare in sintonia in una squadra di intrattenimento consistono nell’orientarsi verso un risultato comune; accettare il rischio calcolato, cioè le capacità/necessità di operare e decidere anche in condizioni di incertezza; confrontare i propri standard professionali con quelli oggettivi degli altri colleghi; aggiornarsi e cercare di apportare innovazione; cooperare con i colleghi per raggiungere lo stesso obiettivo attraverso competenze differenti. Nessun intrattenitore turistico è valido per ogni cosa, lo sviluppo dei propri punti di forza, l’attenzione per i propri punti deboli, l’apprezzamento dei punti di forza degli altri e la comprensione di quelli deboli, rende sicuramente la vita più stimolante rispetto a ciò che sarebbe se tutti fossimo uguali. Difatti la conoscenza delle diversità in una squadra che lavora insieme costantemente allenta le tensioni e per farlo dobbiamo pensare che “se io non ho il tuo stesso desiderio, non dirmi che il mio desiderio è errato; se io credo in cose diverse dalle tue, non cercare di correggere il mio punto di vista; se le mie emozioni sono diverse dalle tue, non chiedermi una maggiore o minore emotività”.
Gabriele Di Stasio |